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Un po’ di coraggio Emma!

   
 

Quando a fine aprile Enrico Letta ha giurato dando vita a l’unanimemente definito “strano governo” che tuttora molti italiani sorbiscono con la stessa aria rassegnata e la smorfia di disgusto con cui si ingerisce una medicina tanto necessaria quanto di sapore sgradevole, un nome presente nella compagine governativa aveva acceso le mie speranze, quello di Emma Bonino.
Confesso che per Emma ho sempre nutrito una passione assoluta, un amore viscerale, ho seguito con ammirazione sconfinata la sua straordinaria avventura politica ed umana, caratterizzata da una dedizione ed un impegno assoluti, senza se e senza ma, e dal rifiuto di percorsi più ordinari e sicuramente più remunerativi in termini di riconoscimenti e di carriera.
Ho seguito passo passo le sue campagne italiane, quelle – per citarne alcune – sulla giustizia, l’informazione, la politica energetica, ed il suo impegno internazionale, sia come esponente del partito radicale transnazionale che nella veste di commissario europeo per gli aiuti umanitari. Nessuno, credo, ha dimenticato le sue battaglie in favore degli ebrei sovietici ed il suo sostegno, non acritico, alla democrazia israeliana, le sue missioni nei Balcani, in Somalia, in Sud Sudan. Era uno spettacolo vedere quella figura minuta, vestita in modo un po’ sciatto, totalmente refrattaria alla forma ed al protocollo, splendida anche nelle sue ruvidezze, agitarsi, litigare, ottenere; pensate alla Catherine Ashton dei nostri giorni e poi virate di centottanta gradi.
Per questo sono moderatamente deluso da questi primi mesi in qualità di membro del governo della “mia” Emma. Quando è stata nominata ministra degli esteri ho pensato: “ bene, questa domani va a Nuova Dehli, prende per il bavero il primo ministro indiano e si riporta indietro i due marò “. Invece niente . Vi ricordate gli sferzanti giudizi riguardo l’inettitudine dell’ Europa? Adesso neanche una parola, e non mi si venga a dire che nel frattempo l’Europa è cambiata. L’ho vista in difficoltà e sulla difensiva dopo il pasticcio kazako, cosa strana per una come lei, abituata a giocare all’attacco. Non una reazione alle parole sul sionismo e sugli ebrei ad opera dei sanculotti idioti ed un po’ fascisti portati in parlamento dal comico genovese ( a proposito, cittadino Di Stefano, perché Israele dovrebbe ledere l’immagine degli ebrei? La capisce la differenza? Ci arriva ? Oppure la sua è una minaccia ? ). Eppure questo è il campo in cui si è sempre dimostrata un autentico fuoriclasse.
Può darsi che la politica con la p maiuscola debba essere eseguita tenendo pigiata la sordina, ma dalla Bonino continuo ad aspettarmi un bel ruggito, e tanto coraggio. Coraggio Emma.

Marcello Kalowski

INSIEME A TAVOLA DOPO IL DIGIUNO DEL RAMADAN

COLLOQUI ISRAELO-PALESTINESI, ESORDIO "COSTRUTTIVO".

 

Seconda giornata di colloqui diretti a Washington tra israeliani e palestinesi, che lunedi' si sono incontrati per la prima volta dopo tre anni di stallo del negoziato. In un simbolico gesto di pace e tolleranza, il capo negoziatore israeliano, la signora Tzipi Livni, si e' seduta fianco a fianco alla sua controparte palestinese, Saeb Erekat, al tavolo del'Ifar, la cena con cui musulmani nel periodo del Ramadan mettono fine al digiuno giornaliero appena dopo il tramonto; all'altro capo del tavolo, John Kerry, il segretario di Stato Usa che con la sua infaticabile spola nella regione negli ultimi mesi ha reso possibile la ripresa dei negoziati.
Al termine della cena, durata circa 90 minuti, una fonte del dipartimento di Stato, ha riferito che si e' trattato di "un incontro costruttivo e produttivo tra le parti che sono impegnati in buona fede e con serieta' di intenti". Oggi si prosegue e al termine dell'incontro, durata prevista 45 minuti, Kerry dovrebbe fare una dichiarazione ai giornalisti. Questi primi incontri dovrebbero impostare le procedure e l'ordine del giorno dei futuri incontri e non entrare nel dettaglio delle questioni piu' spinose, come i confini e i rifugiati. Raggiunta telefonicamente dalla radio israeliana, il capo negoziatore israeliano, il ministro della Giustizia, Tzipi Livni, ha definito "positivo" il clima, ma si e' attenuta alla consegna del silenzio sui temi affrontati, un impegno fortemente voluto da Kerry che spera in tal modo di dare maggiore chance di successo al dialogo. La Livni ha aggiunto che la ripresa dei colloqui "non e' solo la risposta alle pressioni degli Usa, ma un interesse di entrambe le parti"; e tuttavia ha riconosciuto che i disaccordi all'interno della coalizione del governo israeliano, potrebbe fare da ostacolo a qualsiasi tipo di intesa.

IN MEMORIA DI TUTTE LE VITTIME DELLE FOSSE ARDEATINE

PRIEBKE, CONCLUSO SIT IN CON UNA PREGHIERA EBRAICA PER I DEFUNTI

 

"Tra le vittime delle Fosse Ardeatine c'erano 26 minorenni, 12 membri delle forze dell'ordine, un sacerdote: don Pietro Pappagallo", ricorda Ruben Della Rocca, responsabile delle relazioni esterne della comunità ebraica dopo aver letto al megafono, uno per uno, i nomi delle 335 vittime delle Fosse Ardeatine", uccise anche dalle mani di Priebke. Lui può festeggiare il suo centesimo compleanno, le sue vittime no, italiani dove siete? L'eccidio delle Fosse è un lutto nazionale, solo 75 nomi appartengono ad ebrei". Dopo la lettura, il rabbino Vittorio Della Rocca legge una preghiera conclusiva. "Siamo preoccupati spiega il rabbino Della Rocca, che ha perso il padre per mano dei nazisti - non solo come ebrei ma soprattutto come genere umano. Perche' a persone che sono andate a scuola, almeno alle elementari, i loro insegnanti non hanno saputo neppure inculcare un minimo di quello che puo' significare atrocita' e di cosa significhi essere simili alle bestie". "Sono state trucidate sei milioni di persone, tra le quali numerosi bambini e noi grandi italiani - ha proseguito Della Rocca - sappiamo fare le svastiche quando questo si gode una casa in un quartiere bello, tranquillo, e mio padre chissa' da quali bestie e da quali leoni e' stato sbranato".
A chi gli chiede se, secondo lui, sia giusto che Priebke sconti i domiciliari a Roma, risponde con un'altra domanda: "ma se lei avesse l'appendicite, perché va all'ospedale? Per togliersi l'appendicite, e poi che ci fa? Se la coltiva?", fuori di metafora, ciò significa che "certa gente andrebbe eliminata, non nei campi di concentramento -conclude il rabbino - ma nelle celle dove non si puo' nemmeno respirare, perché queste persone non sono degne di essere chiamate 'uomini'".
(Foto di Ariel Nacamulli)

 

 

Gli avvenimenti della settimana dal 20 al 26 luglio

 

Gli avvenimenti della settimana dal 20 al 26 luglio, in una nuova rivista sfogliabile sul web, tablet e smartphone

http://shalom7.it/flip2007-2607/

oppure è possibile scaricarla in formato pdf da

qui

Ban Ki-moon: l00mila morti in Siria

 

II segretario generale delle Nazioni Unite a Kerry: «La conferenza Ginevra 2 si tenga il prima possibile»
Anche il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, ha «certificato» ieri il bilancio di IOOmila morti dall'inizio del conflitto in Siria, confermando così un dato già circolato negli ultimi tempi. Ban, nel suo incontro con il segretario di Stato Usa John Kerry, ha sollecitato nuovi sforzi per organizzare la conferenza di pace Ginevra 2, auspicando che si tenga «il prima possibile».
Davanti ad una carneficina di tali proprorzioni cosa fanno i pacifisti italiani – per altro sempre pronti a scendere in piazza contro Israele? – tacciono. Vergogna.